Non la bellezza fine dei poeti,
preziosa al gioco di ceselli o smalti,
illumina la grazia passeggera
del tuo visetto, mite e quotidiano,
con quelle prime rughe attorno agli occhi,
e la sua luce, ora un po' più fioca.
Ma bella sei per me che ti conosco
come un intatto frutto di stagione,
come la prima volta che ti cinsi
a offendere il tuo sesso innamorato,
di una bellezza che non piega o scuce
il nostro dissiparci di ogni giorno,
incanto umile d'acqua sorgiva
che non s'intorba né muta sapore
quando d'estate la lena vien meno.
E fermo è il patto, il pegno, il giuramento:
per questa, e per milioni d'altre chine,
compagno ti sarò nella discesa. |