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Liberazione

 

Ora da un tempo intatto ed indiviso
sorridono i tuoi occhi sbriciolati
a un vento fresco e docilmente arreso
a quiete nubi e lunghe all'orizzonte,
e a più sommessa e più deserta luce,
verde di corse agli argini festivi
si accende il natio Po, riconquistato.
Ma al chiaroscuro che blandisce e sfianca,
sull'onda già straniera cui ti affido
a me discenda un lungo tempo ottuso,
il tempo solitario di giacere
come una pietra qualunque del fiume,
e un sonno opaco, denso, minerale,
senza dolore, e senza più memoria.
E al fondo di un torpore non umano,
cieco di giorni, di opere e stagioni,
posare ignoto ai gorghi e le barene,
fino a sentire come un'eco certa,
respiro su respiro, senza scosse,
placarsi la corrente, e venir meno:
e risvegliarmi intatto a un caldo sole,
la scuola ora è finita, e le ragazze
ansando su lucenti biciclette
sciolgono i corpi bruni a nuovo amore,
a nuova vita la vita ci chiama.

 

© tredì 2000