Amino pure gli altri cani o gatti,
preziosi uccelli o variopinti pesci;
io amo il rutto del cinghiale, sazi
di bulbi infranti i lividi intestini,
sorpreso dal furore meridiano
ai bordi di ruscelli senza nome.
Disteso pigramente nella mota,
socchiusi gli occhi, gonfio e soddisfatto,
annusa lungamente l'aria ferma,
si voltola di nuovo, muta fianco,
di tempo in tempo vomitando borre.
E limpida a chi guarda è la ragione
del vostro spregio verso l'animale:
spiace vedere, nitido, in un bruto
un cuore come noi, la stessa fame. |