1
Giugno riporta il tuo colore inquieto
nei gambi riarsi del frumento, steso
da una versata di imprevista pioggia.
Ed ugualmente la tua carne d'oro
giaceva abbandonata al vento estivo
nei nostri pomeriggi lungo il fiume,
là dove la città cede all'immenso
e raro si apre il passo a chi si inoltra
in cerca di un rifugio per l'amore. 2
Negli occhi tuoi specchiavo la mia pena:
non sottomessa e non ribelle, sola
con la tua verità, quale che fosse.
Nessuna volontà di barattarla
con un destino preconfezionato
di mete certe e stanze prenotate,
di pose ripetute all'infinito,
mandate a mente come un paradigma:
nella tua vita navigavi a vista.
3
Ricordi quel che avvenne poi, Isabeau?
Quanto sarebbe stato allora meglio
stordirsi insieme del selvaggio afrore
della Parma stagnante in lunghe pozze,
e, l'anima sospesa come in sogno,
abbagliati, vagare nella vampa
e smemorarsi, perdersi e svanire!
Restammo, per ingannarci e finire.
Ma ancora adesso so qualcosa di te.
4
Così minuta sembri nella foto,
e più ti guardo e più tu ti allontani.
Ti immagino redenta dagli affari
di una vita comune e senza storia,
vinta creatura che patisce e ambisce
speranze ragionevoli, decenti,
precise all'orlo del tailleur cobalto,
adolescente già di jeans e cuoio
per sempre ormai migrata tra le messi
di campi ove tempesta non si abbatte.
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